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4 - QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL CAVALLO E IL SUO RUOLO NELLA CAVALLERIA
RUSSA
Le
note fra parentesi rimandano all’opera che tratta la questione
meglio di altre, per la lista delle opere vedi pagina [5]
© 2007
di Aldo C. Marturano
Eppure in questi anni
Kiev ha già avuto tantissimi contatti con la steppa dove
i nomadi allevano cavalli addestrati per la guerra e ne vendono
a mandrie proprio ai popoli tutt’intorno. E’ chiaro
perciò che, finché le guerre e gli scontri avvengono
nel nord dove le pianure libere da foresta non ci sono, di cavalli
non ce ne sarà bisogno, ma quando le campagne militari si
sposteranno nella steppa ecco che occorrerà averne. Non è
ancora questa la situazione a Kiev… D’altronde anche
in Occidente il cavallo era usato piuttosto come veicolo al trotto
che come animale da guerra e lo pensiamo al galoppo soltanto lungo
le strade militari romane per il servizio militare di posta! Nelle
Terre Russe dove le strade lastricate non esistono i movimenti avvengono
via correnti d’acqua in prevalenza e, benché nelle
Cronache si menzionino mandrie di 3000 cavalle e 1000 stalloni di
proprietà del già detto Oleg e di Igor, marito di
santa Olga, non abbiamo notizia certa che nei castelli russi ci
fossero stalle per cavalli… Molto probabilmente quei numeri
sono un’esagerazione dei cronisti che vogliono evidenziare
la ricchezza e la potenza degli antichi personaggi oppure si riferiscono
a (ex) mandrie di stalloni sacri da sacrificare agli dèi
pagani! Anzi, diremo di più. Osservando la pianta del castello
di Ljubec’ costruito da Vladimiro Monomaco (sec. XII), pro-pronipote
del nostro Svjatoslav, sulla riva sinistra del Dnepr proprio di
fronte a Kiev la misura e il numero delle stalle individuate da
B. A. Rybakov (46) di sicuro non sono in grado di alloggiare un
numero di bestie, come quello dato sopra. E’ bene aggiungere
che l’alto prezzo d’acquisto e il mantenimento della
bestia restano degli elementi distintivi per chiunque voglia possederne!
Avere un cavallo denuncia l’alto status sociale del possessore,
mentre la sua funzione come animale da guerra è considerata
un uso “improprio” degno dei nomadi selvaggi, al contrario
che in Occidente. Giusto per tutti questi motivi nella Pravda Rus’ka
il cavallo e lo stalliere, sono dei soggetti abbastanza importanti
sui quali il testo legifera e fissa multe salate per chi fa loro
danno. Anche le testimonianze affidabilissime di autori arabi del
X sec. d.C. ci informano che il cavallo per il “nobile russo”
era un animale da sacrificio! Era interrato o bruciato col suo padrone
morto (e gli scavi archeologici lo confermano!).
Il tarpàn al contrario è considerato un animale positivo.
Lo vediamo intagliato sull’apice della trave portante del
tetto a far da protezione alla casa contadina, nei motivi di ricamo
e nelle impugnature degli arnesi con significato apotropaico. Tuttavia,
siccome è usato dai mercanti per trascinare le barche sugli
spartiacque o per aiutare il contadino nel lavoro dei campi, non
può essere un animale da principe o da nobile, seppure sia
molto probabile che fosse usato come animale, diciamo così,
di rappresentanza da parte della nobiltà locale, magari con
qualche esemplare più grosso di altri o con qualche incrocio…

La
fortuna va giocata su Casinò Federation... il casinò
professionale
Lasciamo allora qui
il problema di distinguere le due specie così come l’abbiamo
sceverato finora e passiamo a qualche altra considerazione. La cavalcatura
di solito permetteva a chi la montava di muoversi in battaglia torreggiando
fra i propri uomini in modo da esser subito visto da lontano mentre
mutava di posizione! Le testimonianze occidentali sul Cavaliere
sono pure in questo senso (75) dove il cavallo serviva per portarsi
più vicino possibile all’avversario, ma poi si smontava
e si combatteva a piedi. E tale uso durerà per molti anni,
prima che si affermi una vera cavalleria da lanciare in campo di
battaglia. Tale uso è ancor più logico in un Nord
dove, a causa delle condizioni geografico-climatiche, è difficile
pensare a dei cavalleggeri che si scontrano e si caricano in caroselli
spettacolari, data la mancanza di ampi spazi aperti con suolo abbastanza
duro… salvo che nelle steppe ucraine! A primavera non appena
si sciolgono le nevi il suolo diventa talmente melmoso che non ci
si può muovere neppure a piedi per qualche mese: E’
la terribile rasputiza! A causa di ciò le campagne militari,
per di più, si conducevano d’inverno quando il ghiaccio
sulle paludi e sui corsi d’acqua creava delle aree dove gli
uomini si potevano almeno schierare, ma, lo ripetiamo per la cavalleria,
questo è un terreno difficile e infido su cui muoversi…
E lo impararono a proprie spese i nomadi Peceneghi stessi a cavallo
in uno scontro con il figlio di san Vladimiro, Jaroslav il Saggio,
nell’attraversare un lago ghiacciato nelle vicinanze di Kiev
oppure nel 1242 i Cavalieri Livonici quando, nella più famosa
Battaglia del Ghiaccio contro Alessandro Nevskii, sprofondarono
nelle acque del lago di Pskov avendo rotto la crosta gelata col
peso eccessivo delle loro cavalcature!
Avete pensato per un istante al mercante di cavalli di quei tempi?
E non lo immaginate meravigliarsi di non riuscire a venderne ai
russi in gran numero, come invece gli riusciva con i greci di Costantinopoli
persino attraverso i russi stessi? Eppure l’Imperatore Costantino
VII (71) informa che i Rus’ ne comprano dai nomadi Peceneghi…
Per farne che cosa poi, se le strade qui non ci sono, le radure
sono rare e occupate da campi coltivati e villaggi e le uniche vie
di comunicazione fra un punto e l’altro sono gli innumerevoli
fiumi laghi e paludi? Eppure Kiev confinava coi più grandi
allevatori europei di Equus Caballus ossia gli Ungheresi o Magiari.
Questa gente proprio a partire dal X sec. cominciò a esportare
razze di cavalli di pregio in tutta l’Europa del nord e dell’ovest
(e lo fa ancora ai giorni nostri). Originaria dell’Alto Volga,
era emigrata nella valle del Danubio seguendo i Bulgari. Si era
fermata abbastanza a lungo (ca. IX sec.) sotto Kiev per avere dei
contatti da partners commerciali con l’élite variago-slava
prima di stabilirsi definitivamente nella vicina Pannonia al di
là dei Carpazi e continuare ad allevare i cavalli da sella…
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