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1 - QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL CAVALLO E IL SUO RUOLO NELLA CAVALLERIA
RUSSA
Le
note fra parentesi rimandano all’opera che tratta la questione
meglio di altre, per la lista delle opere vedi pagina [5]
© 2007
di Aldo C. Marturano
Ritorniamo ancora
una volta sul concetto di Cavaliere soffermandoci ora sul suo significato
primario di Combattente in sella! In russo Cavaliere si dice vsadnik
ed è un neologismo moscovita apparso nel XV sec. (56) ai
tempi in cui a Mosca in qualche modo cominciava a crearsi un corpo
di cavalleggeri, col significato più immediato di combattenti
a cavallo e con le nuove tecniche di guerra! Ad onor del vero una
parola che indica il Cavaliere con le sue prerogative “cavalleresche”
esiste in antico bielorusso, cioè Pogonja, ma purtroppo si
riferisce ad un essere mitico il quale un giorno, con la spada in
mano e su un cavallo bianco, apparirà per salvare il mondo
o qualcosa di simile. Benché assunto come simbolo nazionale
nello stemma della Bielorussia (51) nel 1431 (data fatidica), il
pogonja perciò non entra nel nostro quadro. E allora dobbiamo
forse accettare che il combattente a cavallo nel periodo che c’interessa
in russo (o nelle lingue vicine) semplicemente non c’è?
E’ mai possibile?
In realtà un personaggio a cavallo ovviamente colorato di
una certa veste “etica” in russo è descritto
con un’altra parola: ryzar’. Ma è una parola
tratta dal ted. Ritter, di formazione letteraria e, quel che è
più importante, certamente ha come figura di riferimento
i primi Cavalieri “occidentali” con i quali la società
russa venne a contatto.
Quali? Da un lato, i Crociati apparsi sul Mar Baltico e provenienti
dal mondo nordico germanico (dalla zona fra il Vescovado di Amburgo-Brema
e Lubecca) intorno alla fine del XII sec. d.C. (69) e, dall’altro,
quelli che conquistarono Costantinopoli del 1204 perlopiù
di provenienza franco-italiana. Ecco i Milites Christi (manovrati
dal Papato) che le Terre Russe conobbero!
L’impressione ricevuta è pure la più immediata:
Qualunque sia la loro morale, questi Milites sono arrivati qui proprio
allo scopo di annientare la Rus’ di Kiev, assalendola sia
dal Bosforo sia dal Baltico! Un’impressione realistica alla
fin fine, giacché il Papa di Roma aveva in mente proprio
questo, quando più tardi dichiarò le terre baltiche
e russe Patrimonium Sancti Petri e che quindi, come dice un documento
del Papa Gregorio IX del 1234 (75), in futuro nell’azione
di “difesa del Cristianesimo” quel che è stato
conquistato delle terre dei pagani e degli eretici che rimanga pure
proprietà dell’Ordine (ossia della Chiesa di Roma)
conquistatore! E’ dunque un piano ben architettato…

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professionale
In particolare vediamo
accompagnare gli arditi preti quali braccio armato della Chiesa
evangelizzante sul Baltico numerosi Ordini monastico-cavallereschi
fondati per lo scopo. Ci saranno degli insuccessi, ma poi nel seguito
altri Ordini non in armi seguiranno come gli insistenti e onnipresenti
Francescani che furono sguinzagliati per la campagna russa a “convertire”
il popolo (Baltici, Russi e Bielorussi) al Cristianesimo di Roma
(67). Né il Papa si fece scrupolo di attirare i principi
russi e lituani nella sua sfera d’influenza con l’offerta
di favolose corone di re e di indulgenze speciali (30)… purché
abiurassero la fede ortodossa!
Più o meno della stessa condotta negativa si macchiarono
i Crociati franchi a sud delle Terre Russe saccheggiando Costantinopoli
e mettendo al rogo gli “eretici”, senza contare i maltrattamenti
inflitti al Patriarca costantinopolitano allo scopo di “riportare
alla vera fede (romana)” tutti gli ortodossi…
Dunque nessun ideale positivo arriva da Occidente né per
l’élite “russa” né tanto meno per
la società contadina, fanaticamente assalita dai frati e
sconvolta dalle armi (68).
Per il momento diciamo che, se c’immaginiamo ancora lo spavento
che incussero Pizarro o Cortés nelle Americhe del ‘500
agli indios andini o a quelli messicani presentandosi come strani
animali mezzi uomini e mezzi bestie alti oltre due metri con ben
quattro zampe e due braccia, tutti coperti di metallo lucente, qui
nelle Terre Russe l’impressione al vedere i Crociati più
o meno addobbati allo stesso modo dovette essere, benché
forse meno fantastica, molto più incisiva nella coscienza
individuale a causa della religione comune. Già questa avrebbe
indicato i Cavalieri quali amici e non venuti per uccidere in nome
dello stesso Cristo!
Inoltre i Milites Christi che l’Occidente mandava in giro
nella pletora delle sensazioni spaventose delle loro azioni cruente
ebbero un grande impatto psicologico anche per la presenza dei loro
cavalli… poiché su quegli animali il popolo “russo”
aveva tutta una serie di pregiudizi superstiziosi ben consolidati
e marcatamente funesti. Non solo! I Crociati – sapendo bene
tutto ciò – acquistavano i cavalli proprio in base
alla loro maggior mole (75). Così, armati di celata, piumaggi
a colori sgargianti usavano “caricare” il loro aspetto
mostruoso ostentando persino un’armatura metallica per la
cavalcatura. La fama di spietatezza che diffondevano con la loro
massiccia propaganda, in verità dovuta più che altro
alle regole di tipo templare del loro ordine, combinata con quella
di quei mostri a quattro zampe lasciavano paventare un brutto destino
per le genti “russe” marchiate come “pagani eretici”
e “non-uomini” e perciò degni di essere calpestati
dagli zoccoli dei massicci animali (70).
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